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Coppa Italia, Juve-Atalanta 1-0: gol di Pjanic su rigore, Allegri in finale

Dopo la vittoria dell’andata, la squadra di Allegri gestisce, rischia sul palo del Papu Gomez ma poi la risolve col bosniaco
Si è arrampicata nel gelo fino allo quarta finale di Coppa Italia di fila, impresa da fantascienza, ma la Juve deve pure baciare un palo malandrino colpito da Gomez: se la palla fosse rimbalzata qualche centimetro più in là, ci sarebbe stato da sudare molto, molto di più contro la solita Atalanta audace di Gasperini. Alla fine, però, Madama riesce a prendersi per uno a zero (rigore di Pjanic) anche la semifinale di ritorno, nello stesso match che solo tre giorni prima era stato rinviato per neve. Stavolta la neve è stata più clemente di domenica, facendo la sua comparsa solo a tratti. In campo, invece, alla Juve servirà qualcosa di più per mettere la freccia nella corsa scudetto e per resistere a Wembley. Nell’attesa, Allegri si guadagna comunque la possibilità di vincere un’altra Coppa e continua a mantenere la solita voracità di titoli in patria.
AL MEGLIO — All’inizio il tecnico bianconero sceglie il meglio possibile di quanto rimasto a disposizione: Dybala sta fuori e, in un tridente atipico, Mandzukic è l’ariete assistito ai lati da due mancini brasiliani, Douglas+Sandro. Per arginare i diavoletti del Gasp, ecco pure i centrali titolati, Chiellini e Benatia, mentre in mezzo, accanto a Pjanic e al gradito ritorno di Matuidi, dal gelo riemerge Marchisio (Khedira necessitava di una boccata di ossigeno). Anche Gasperini, che nel match rinviato in campionato era stato investito da una bufera di polemiche gratuite causa naturale turnover, sfodera la formazione tipo. Rispetto agli undici che hanno strappato applausi per aver quasi eliminato il Borussia Dortmund, manca soltanto Toloi: al suo posto, anziché Palomino, compare il baby Mancini, vera novità dal cilindro di Gasperson. Gli altri, da Hateboer a Spinazzola sulle fasce, fino al Papu stretto vicino a Ilicic con Cristante assaltatore specializzato, predicano la solita filosofia: pressing e alte frequenze. Per questo inizialmente la Signora è costretta a rimanere guardinga per ridurre i pericoli: qualche batticuore arriva dalle palle perse in uscita. Su una, Chiellini entra duro su Caldara, bianconero in pectore e suo erede come leader della difesa del futuro: il cartellino costa carissimo al numero 3, diffidato, che salterà la finale.
DOUGLAS STRAPPA — In realtà i primi 35 minuti sono di una noia rara e scorrono via senza particolari sussulti. Solo una volta Asa riesce a sfondare a sinistra e a creare l’abbozzo di un pericolo, mentre la vera unica occasione della prima metà capita nei piedi di Mandzukic: il croato si ricorda della sua prima vita e, lanciato in porta, lavora la palla da centravanti duro e puro. Avanzamento, spallata e dribbling perfetti, ma il tocchetto su Berisha in uscita è tiepido. Insolitamente tiepido, visto il calore del personaggio. L’occasione mancata ha almeno il merito di far saltare il tappo alla partita e, con due squadre più aperte e senza tatticismi e ingessamenti, si vedono finalmente scorribande offensive. Su una in campo aperto di Spinazzola la Juve traballa ed è salvata solo da un cross deboluccio dell’esterno, anche lui promesso sposo di Madama. Dall’altro lato, il Gasp soffre soprattutto gli strappi supersonici di Douglas Costa, fuori categoria sullo scatto per qualsiasi difensore in Italia: le palle che arrivano dalla destra affilate mettono spesso in crisi Berisha. Sull’altra corsia, invece, è Asamoah a dare più continuità e ad arrivare perfino al tiro.
AHI, PAPU — Senza cambi e con gli stessi presupposti della fine del primo tempo, la ripresa si apre con un tiro di Marchisio: nel complesso, la Juve prende più campo e riesce a sfondare a sinistra. Lo sliding door del match, invece, capita dopo: Gasp è in ginocchio mentre il pallonetto del Papu supera Buffon (in uscita sconsiderata) e ballonzola piano piano verso la porta. L’Allianz trattiene il respiro gelato finché la palla finisce, morbida e beffarda, sul palo. La disperazione di Gasperini e dei suoi fa scopa con la rabbia di Allegri per una palla persa in modo scellerato da Benatia: a quel punto Gomez ha la strada spianata, anche per l’errore di posizionamento del portiere bianconero, ma (come in Europa League) fallisce ancora nel momento in cui potrebbe scrivere la storia atalantina
IL RIGORE — La grande paura fa bene alla Juve, anzi fa bene alla sua freccia più veloce. Douglas Costa alza ancora di più i giri del motore e salta, a turno, tutti gli abitanti della provincia di Bergamo. Su un sinistro a giro fa tremare la traversa, poi costringe Masiello al fallo da giallo e si inventa pure un tocco di petto immaginifico che prende alla sprovvista l’Atalanta. Da lì, si libera il cross di Lichtsteiner su cui Matuidi si procura il fallo da rigore. Quest’anno i bianconeri, da Dybala a Higuain, hanno un rapporto complicato dal dischetto, ma stavolta l’unico arruolabile è Pjanic: il bosniaco non trema e l’1-0 anestetizza la Dea. Gasp, però, ha tessuto la sua trama e merita solo applausi: la mossa di Cornelius, ad esempio, è giustamente pensata per dare centimetri e chili nell’assalto finale, reso vano proprio dal rigore di Mire. L’ingresso più atteso per la Juve, tra gli ohhhh dello Stadium, è invece quello di Dybala: minutaggio pensato in vista della Champions, dove la Juve dovrà costruire una gara meno gelata di questa.